Affiancata dai palazzi Bartolomei e Spada, poco distante da Piazza dell’Anfiteatro, essenziale nella sua facciata, sul cui paramento in pietra si aprono due bifore e tre portali, la Chiesa di San Pietro in Somaldi, affacciata sull’omonima Piazza, rivela il susseguirsi dei lavori di ristrutturazione, cominciati nel 1199 e terminati nel XIV secolo con gli ultimi piani del campanile  e la parte superiore della facciata, a doppio ordine di logge.
Il campanile ha una particolarità che si riscontra in alcune chiese del contado, come la Chiesa di San Lorenzo di Brancoli: si erge sul lato sinistro della chiesa, e poggia su un arco che permetteva il passaggio verso altre vie. Oggi l’arco è chiuso da due porte e una balaustra in ferro battuto. La parte superiore della facciata, per la discontinuità d’immagine, anche nei colori, viene percepita come se fosse appoggiata al corpo iniziale.
La strana forma della Piazza, oblunga, quasi triangolare, è dovuta alle costruzioni di cui è circondata; oltre il Palazzo adiacente la Chiesa, anche quello di fronte è un Palazzo Bartolomei; Venanzio Bartolomei prima, e i suoi figli successivamente, acquistarono , nella seconda metà del XV sec., numerosi beni della parrocchia di San Pietro Somaldi, e altri edifici circostanti che provvidero a ristrutturare. E, come segno di prestigio e ricchezza vollero costruire le loro sepolture nella stessa Chiesa.
All’interno, oltre alle varie opere pittoriche, si trova un organo, più volte modificato e restaurato, che ha assunto la fisionomia attuale nel 1903; sulla tabula summa ( il somiere),
Giacomo Puccini, ormai raggiunta la notorietà, lasciò la sua firma, per ricordare quando, da giovane, suonava in San Pietro in Somaldi.
In in questa piazza, attraversata in epoca medievale da un canale molto importante per la concia e la lavorazione delle pelli,sorgevano varie botteghe e fino alla metà del 1300 si stendevano le pelli che, per problemi di inquinamento, potevano essere conciate, solo qualche giorno alla settimana, altre,  successive disposizioni stabilirono che la piazza fosse sgomberata e così i pellai e i conciai si trasferirono nel quartiere san Tommaso che prese il nome di “pelleria”, e vi rimasero finché questo tipo di lavorazione ebbe vita.



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